Capelli che cadono: il diritto alla parrucca dopo il tumore
Capelli che cadono: il diritto alla parrucca dopo il tumore
nuovo sistema protesico
Per sopperire alle molte lacune, alcune associazioni di volontariato mettono a disposizione delle parrucche per pazienti oncologici e svariate iniziative a livello locale aiutano i malati alle prese con l’alopecia. Per esempio, grazie al progetto Onco Hair (promosso in Lombardia da Associazione per il Policlinico Onlus, Fondazione Cariplo e CRLAB), nell’ultimo anno 25 donne con un tumore al seno hanno potuto utilizzare, al posto della tradizionale parrucca, un nuovo sistema protesico italiano del tutto simile ai capelli veri: i vantaggi, misurati da uno studio clinico, sono stati diversi perché permette a chi lo indossa una vita assolutamente normale (diventa parte integrante del corpo, non va tolto la notte e consente per esempio di nuotare e legarsi i capelli). Ma il prezzo di questo dispositivo medico certificato (CNC, capelli naturali a contatto) è decisamente più elevato della media delle parrucche, che comunque si aggira attorno a qualche migliaio di euro.
Detrazioni fiscali
Un costo alto, difficile da sostenere per molti malati. «In tutta Italia, comunque, la spesa per l’acquisto della parrucca in caso di alopecia per trattamenti antitumorali si può detrarre fiscalmente dai redditi — spiega Iannelli —. Là dove non ci siano coperture totali da parte del Sistema sanitario regionale, al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi si può detrarre la spesa presentando lo scontrino (dove deve essere indicato il codice fiscale della persona sottoposta a chemioterapia) e la documentazione medica che certifichi i trattamenti antitumorali a cui il paziente è stato sottoposto. Sul sito di AIMaC, poi, nella
spesa per l’acquisto della parrucca in caso di alopecia per trattamenti antitumorali si può detrarre fiscalmente dai redditi — spiega Iannelli —. Là dove non ci siano coperture totali da parte del Sistema sanitario regionale, al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi si può detrarre la spesa presentando lo scontrino (dove deve essere indicato il codice fiscale della persona sottoposta a chemioterapia) e la documentazione medica che certifichi i trattamenti antitumorali a cui il paziente è stato sottoposto. Sul sito di AIMaC, poi, nella sezione dedicata ai diritti del malato è possibile trovare i contributi previsti dalle diverse Regioni e un elenco delle associazioni di volontariato che, in diverse zone d’Italia, prevedono un sostegno nell’acquisto di parrucche». Si calcola che circa il 65% dei pazienti con un tumore sviluppi alopecia durante o dopo la chemioterapia. Si tratta soprattutto di persone che soffrono di una neoplasia di seno, colon, ovaio e polmone, per le quali vengono impiegati determinati farmaci chemioterapici che hanno un’azione anche sui follicoli di peli e capelli: antracicline (come doxorubicina, epirubicina), antagonisti dei microtubuli (paclitaxel, docetaxel) e agenti alchilanti (ciclofosfamide, ifosfamide, etoposide) sono quelli che più frequentementecausano alopecia.
Difficile prevenire
È impossibile prevedere quanto importante sarà la caduta di peli e capelli nella singola persona (a volte è lieve, altre totale) e non esistono per ora strategie efficaci per prevenirla. Con la sola eccezione di diversi tipi di cuffie raffreddanti, a temperature molto basse, che vanno posizionate sul capo prima, durante e dopo le sedute di chemioterapia. «Il principio su cui si basano è la vasocostrizione indotta dall’ipotermia, che riduce il flusso di sangue ai follicoli dei capelli, con conseguente riduzione della concentrazione di chemioterapico al cuoio capelluto — chiarisce Gabriella Fabbrocini, direttore della Clinica dermatologica all’Università Federico II di Napoli —. Tuttavia va ricordato che il “casco di ghiaccio” è efficace solo per alcuni tipi di cancro e per alcuni tipi di farmaci. In genere, più si indossa la cuffia meglio è, ma un limite alla sua diffusione sono gli effetti collaterali (cefalea, sensazione di freddo, disagio), che spesso provocano l’interruzione del trattamento preventivo». Il diradamento inizia generalmente giorni o settimane dopo l’inizio della chemioterapia e, chiedendo il parere di un dermatologo specializzato, si possono seguire delle cure che aiutano a proteggere il cuoio capelluto rasato, per una migliore e più rapida ricrescita della chioma. Alla fine dei trattamenti, quasi tutti i malati vedono tornare la propria peluria. A seconda del tipo di tumore e quindi della terapia effettuata, la ripresa del ciclo vitale del capello varia: generalmente, a 3-6 mesi massimo la ricrescita è compiuta.
Un
taglio deciso e lavaggi frequenti
Per evitare di assistere alla perdita progressiva dei capelli un primo suggerimento è quello di tagliarli molto corti, in modo da attutire anche il contraccolpo psicologico soprattutto per chi li ha lunghi. «Inoltre è meglio usare shampoo delicati, non aggressivi — dice Gabriella Fabbrocini —. Specie se si indossa la parrucca, si sente il bisogno di un lavaggio frequente, che non è affatto controindicato se si usano i prodotti giusti. Un’altra cosa importante è consultare un dermatologo prima di iniziare la chemioterapia per poter utilizzare le strategie che consentono di contrastare la caduta completa, se si comincia per tempo. Oggi, infatti, esistono cure (a base di minoxidil) da assumere per via orale che possono essere associate a integratori e lozioni topiche tricostimolanti che riescono a proteggere la capigliatura e i peli dagli effetti tossici e a rafforzarli».
fonte:corrieredellasera
https://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/22_giugno_07/capelli-che-cadono-diritto-parrucca-il-tumore-9491c7b8-e107-11ec-92f8-10b00f50cbf2.shtml

Alcune Regioni dovrebbero stanziare un contributo economico per aiutare le persone malate di tumore, che hanno perso i capelli a causa di trattamenti chemioterapici, ad acquistare una parrucca e ad affrontare in maniera più serena le cure". La Regione Campania di non aver adottato nessun tipo di provvedimento del genere . Poiché l' acquisto di parrucche non è stato incluso tra le prestazioni offerte dal Servizio sanitario nazionale.
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