Diocesi di Caserta . Omelia del Vescovo
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Omelia del Vescovo Pietro
per la Santa Messa di Sant’Anna
Santuario di Sant’Anna - Caserta
26 luglio 2022
Sir 44, 1.10-15; 2 Cor 12, 7-10; Mt 13, 16-17
Carissimi, abbiamo ascoltato nel Libro del Siracide:
“il loro nome vive per sempre.
I popoli parlano della loro sapienza,
l'assemblea ne proclama la lode”.
Per Sant’Anna accade proprio così: in quanta gente è vivo il legame con lei; quanta gente ne proclama le lodi, in modo speciale qui a Caserta di cui Ella è compatrona insieme a San Sebastiano! E non solo qui, nel Santuario a lei dedicato, ma anche in tante chiese e case dei borghi della Città dove ella è amata e venerata.
Si tratta di un culto che sorprende per vastità e intensità, che, nato già nei primi secoli della Chiesa in Oriente e poi sviluppatosi anche in Occidente, continua a essere vivo in tutto il mondo, in tanti luoghi e nella vita di molti cristiani che si rivolgono a lei per chiedere grazie e invocare la sua intercessione.
Eppure, i Vangeli non ci dicono niente di lei e del suo sposo; e per sapere qualcosa, bisogna che andiamo a leggere quelli apocrifi e, in particolare il Protovangelo di San Giacomo: là scopriamo i nomi dei genitori di Maria e nonni di Gesù: Gioacchino e, appunto, Anna, il cui nome, dall’ebraico Hannah, significa proprio “grazia” (da cui proviene anche la parola “osanna”, “hoshiahnnà”, che significa: “Signore, facci grazia!”.
Sì, perché Anna fu una donna graziata, non solo perché ebbe, nella vecchiaia e nonostante la sua sterilità, il dono di una figlia, ma perché quella figlia, la B. V. Maria, avrebbe dato alla luce il Figlio di Dio benedetto, Gesù Cristo, il compimento di ogni promessa.
Il Signore le fece vedere molto di più di quanto il suo cuore poté desiderare. Perciò forse la liturgia oggi ci fa ascoltare, dal Vangelo di Matteo, le parole di Gesù:
«Beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano.
E perciò, tanti, lungo i secoli, si rivolgono a Sant’Anna, perché lei possa presentare al Signore le loro attese e i loro bisogni, le loro ansie e i loro affanni: le donne sterili desiderose di avere un figlio, le mamme in attesa con una gravidanza a rischio… ma tante, tante altre persone che, hanno consegnato e consegnano ad Anna le loro speranze… e i loro desideri!
E proprio di desideri ci parla oggi Gesù:
In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!».
Dice Gesù: …hanno desiderato vedere…
Desiderare di vedere. Queste parole di Gesù mi fanno pensare a certe espressioni che tante volte ci sarà capitato di sentire: “vorrei vedere…”, “prima di morire vorrei vedere…”: le abbiamo sentite forse pronunciare da una mamma malata, da un papà anziano, da genitori in ansia per i propri figli affetti da gravi patologie, o perché senza lavoro, oppure senza ancora una famiglia, o, senza più una famiglia perché quella che avevano è già finita e ora sono soli, con i figli sbandati o contesi; o le abbiamo viste pronunciare da persone semplicemente desiderose, nella loro vita, di un compimento buono, autentico, vero.
Hanno desiderato vedere.
E tu cosa desideri? Tira fuori i tuoi desideri, non metterli nel cassetto; non aver paura di ricordarli a te stesso e, soprattutto, non accontentarti di desideri terra terra; al contrario allargali, falli diventare grandi e… condividili.
Si dice che quando si è piccoli si hanno desideri grandi, sogni grandi e, viceversa, quando si è grandi, i sogni diventano piccoli, meschini. Non permettiamo che ciò accada. Perché se è vero che i sogni non sono la realtà, è vero anche che non è ciò che vedi, ma ciò che sogni di vedere, che può trasformare la realtà.
E noi, per la nostra Città, di cui Sant’Anna è patrona, e per il nostro territorio, che cosa desideriamo, cosa sogniamo di vedere? Tante cose.
Sono mille le cose che ci stanno a cuore: maggiore sicurezza sulle nostre strade, maggiore attenzione ai più fragili, agli anziani, ai malati, a chi vive una situazione di disagio perché povero, straniero o, semplicemente, solo; maggiore senso di giustizia e di legalità, e poi, la salubrità del nostro clima, la custodia della nostra terra che vogliamo non più sfregiata, inquinata, violentata e offesa; e ancora, un lavoro che sia sicuro, equo e per tutti; e poi, spazi comuni decorosi, molto più verde e case: dignitose, come quelle che, ce lo auguriamo, con l’aiuto di tutti, potranno finalmente riavere le famiglie del quartiere di via Trento, ma anche altre famiglie di altri rioni della Città. Come Chiesa di Caserta, con il sogno della rigenerazione dell’area dell’ex Macrico, vorremmo contribuire a questo.
MOVIDA VIOLENTA
In questo momento c’è però un altro fenomeno che ci fa stare particolarmente in ansia ed è quello della movida violenta che riguarda, per la verità, non solo la nostra Città, e neppure soltanto il nostro territorio provinciale e regionale, ma l’intero nostro Paese: gli atti di violenza, di bullismo, di teppismo, di litigi per futili motivi che sistematicamente si trasformano in scontri, risse, e che, purtroppo, si susseguono sempre più spesso tra noi.
Non possiamo consentire che questi fatti si ripetano. Esattamente un anno fa denunciammo, proprio in occasione della festa della nostra patrona, questa deplorevole situazione e, di lì a poco, a un mese di distanza, ci vedemmo costretti ad assistere, impotenti, alla morte per accoltellamento, la notte del 28 agosto, a pochi metri da qui, del giovane Gennaro Leone.
Assolutamente non dobbiamo permettere che scorra altro sangue per le nostre strade. Assolutamente non possiamo consentire che altre mamme e altri papà, come la mamma e il papà di Gennaro, debbano vedere i loro figli non far ritorno a casa, dopo una serata trascorsa in strada con i loro amici.
Per questo c’è bisogno che si faccia di più; che le istituzioni facciano di più, che le forze dell’ordine siano ancora più presenti, nella consapevolezza che i tempi difficili che stiamo vivendo richiedono un maggiore senso di responsabilità della classe politica italiana, degli amministratori, delle donne e degli uomini dello stato, ma prima ancora di tutti noi adulti.
Di noi che abbiamo ricevuto una straordinaria eredità morale - proprio come ci dice oggi il libro del Siracide - dai nostri genitori e dalle generazioni che ci hanno preceduto e che abbiamo il dovere di trasmettere, con altrettanta generosità, a nostra volta, ai nostri giovani, ai figli di oggi e alle generazioni che ci seguiranno.
SANT'ANNA
Carissimi, come mi piace contemplare l’effigie della nostra santa! In lei vedo i nostri nonni e i nostri anziani. Di lei mi piacciono le rughe, segno di una vecchiaia che, dice il Papa, è benedizione e ci parlano di fatica e di saggezza, ma anche di una debolezza che, se accolta e rispettata, può diventare forza, perché domanda, là dove cresce sempre più l’indifferenza, un surplus di tenerezza; sì di tenerezza: perché è di essa che abbiamo estremo bisogno.
Ma innanzitutto, nel guardarla, mi piace contemplare la sua postura. Sant’Anna è in piedi e cammina; e, mentre cammina, da mamma prende per la mano la piccola Maria, la figlia. È l’immagine dell’accompagnare: un verbo tanto caro a Papa Francesco, forse perché andato in crisi, un verbo che fa rima con educare e che urge recuperare.
VUOTO EDUCATIVO
C’è, infatti, un vuoto educativo spaventoso: noi grandi, ai giovani pare che non riusciamo più a indicare strade, a consegnare ideali; così abbiamo abdicato al nostro ruolo di educatori, illudendoci di poter affidare ad altri questa missione. La realtà è che, forse, non lo sappiamo fare più. Non sappiamo più educare: abbiamo perso l’abitudine e, ciò che è peggio, pare siano venute meno le motivazioni. Sì, perché per accompagnare, educare, ci vuole fiducia, ci vuole speranza, ma soprattutto si richiede la capacità di guardare avanti, il desiderio di volersi donare, di fare qualcosa per gli altri, in una parola: amore e passione per la vita.
È questo ciò che manca. Lo dicono tanti indicatori: innanzitutto la paura di mettere su famiglia e, collegata a questa, quella di fare figli, e caso mai, l’idea di poterli anche uccidere nel grembo della mamma, come spesso avviene anche tra noi a Caserta - la città di Sant’Anna - nota purtroppo per essere sede ogni anno di numerosi aborti. C’è un inverno demografico che non può non preoccuparci e che richiede interventi strutturali, se si vuole favorire un cambio di tendenza.
LUDOPATIA
C’è pure un altro elemento che è indicatore della crisi, ed è la triste piaga della ludopatia che vede il territorio della provincia di Caserta tra i primissimi posti a livello nazionale. Secondo le statistiche la provincia di Caserta, pur essendo tra le più povere d’Italia, è tra le primissime province del Paese in cui, in rapporto al numero di abitanti, si gioca di più, e ciò utilizzando le sole numerose possibilità legali, senza tener conto delle scommesse clandestine. Nella Diocesi di Caserta, in particolare, ogni giorno si destina oltre 1 milione di euro al gioco d’azzardo legale.
Carissimi, rimettiamo al centro del nostro impegno la sfida educativa. Per questo scopo Papa Francesco ha promosso l’iniziativa di un Patto Educativo Globale, avente come obiettivo quello di «ravvivare l’impegno per e con le nuove generazioni, rinnovando la passione per un’educazione più aperta e inclusiva, capace di ascolto paziente, dialogo costruttivo e mutua comprensione». Si tratta - egli dice - di «unire gli sforzi in un’ampia alleanza educativa per formare persone mature, capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna».
Per questa opera di ascolto, di dialogo e di accompagnamento, noi cristiani possiamo e dobbiamo fare di più con l’annuncio del Vangelo e la testimonianza della Carità. Forse anche noi, come Chiesa, abbiamo indietreggiato e siamo venuti meno alla nostra missione educativa. Può e deve, invece, fare di più la nostra Chiesa di Caserta, provando a fare rete con le altre comunità educative; possono e debbono fare di più le nostre parrocchie e noi sacerdoti, aprendo i nostri spazi, ma soprattutto andando a cercare i giovani dove essi vivono, studiano e si radunano.
Abbiamo una straordinaria tradizione di impegno che dobbiamo riscoprire e rilanciare: penso ai nostri oratori, ad associazioni come l’AGESCI e l’Azione Cattolica, alla presenza dei figli di Don Bosco, e alle tante esperienze di volontariato che hanno contribuito a formare generazioni e generazioni di donne e di uomini maturi, cittadini responsabili, cristiani credibili, laiche e laici impegnati per costruire un mondo più fraterno e solidale, anticipo del Regno di Dio che viene.
Dice Gesù:
“molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!”.
Carissimi, come Chiesa di Caserta, chiediamo al Signore, per intercessione di Sant’Anna, questa sera, la grazia di desiderare di vederlo, di riconoscerlo, di ascoltarlo, qui nelle pieghe e tra le piaghe della nostra vita e della nostra storia, per gustare la bellezza di appartenergli e la gioia di non sentirci soli e poi, domani, nel Cielo, quando verremo e contempleremo il Suo Volto. Amen.
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