AVVOCATI IN FUGA DALLA TOGA

 

                                  





Avvocati in «retromarcia», complice (verosimilmente) il reclutamento di professionisti nella Pubblica amministrazione, che sta avvenendo nel quadro del Pnrr: dal 1° gennaio al 31 marzo, infatti, ci sono stati 2.336 provvedimenti di cancellazione dalla Cassa forense, cui se ne aggiungono 293 recentemente deliberati, portando gli associati a circa 237.000, dai 240.000 del 2022. E, sebbene bisognerà attendere la fine dell'anno per avere un quadro preciso sull'andamento della platea, tenendo conto delle nuove iscrizioni di legali (che potrebbero, dunque, far risalire il numero complessivo), il fenomeno di quanti scelgono di abbandonare l'attività autonoma induce a riflettere (anche) sulle occasioni che deriverebbero dall'implementazione di altri percorsi lavorativi, giacché «l'ambito di espansione risiede prevalentemente nell'area stragiudiziale e nella consulenza» alla clientela. «Presumiamo che il dato degli abbandoni sia principalmente legato alle opportunità d'impiego nell'ambito pubblico», scaturite nell'ufficio del processo, alla Corte di Cassazione e nei distretti di Corte d'Appello, tuttavia, le cifre trimestrali delle uscite dall'Ente «non possono farci parlare di un cattivo stato di salute della categoria», commenta, conversando con ItaliaOggi, il presidente della Cassa forense Valter Militi.

Nel dossier realizzato dall'Istituto pensionistico, in collaborazione con il Censis, presentato un mese fa, a Roma, si legge che, al 31 dicembre scorso, la platea ha toccato quota 240.019 professionisti, ossia 4,1 ogni 1.000 abitanti, con 8.257 nuove iscrizioni e 8.698 cancellazioni (che hanno determinato un saldo negativo di 441 avvocati). Ora, dinanzi ai dati d'inizio 2023, il numero uno del Consiglio nazionale forense Francesco Greco individua «due fattori all'origine di questa discesa: da un lato c'è l'insoddisfazione che, in questo momento, domina gli avvocati e, dall'altro, l'indizione dei concorsi per accedere ai ranghi della Pubblica amministrazione. Quello che ci preoccupa, e su cui vogliamo intervenire, è il primo». Le specializzazioni, prosegue, «devono diventare un valore aggiunto per la professione, ma occorre rivedere quelle esistenti, permettendo, ad esempio, ai colleghi di dedicarsi compiutamente alla consulenza alle imprese, colmando la limitata esperienza in materia contabile». L'impegno assunto da Greco è «far sì che il ceto forense riacquisti fiducia nel futuro. Gli avvocati», puntualizza, rappresentano «il seme della democrazia. E, se non ci sono, vuol dire che i diritti non vengono tutelati».


Osservando la «migrazione» verso il pubblico, la guida dell'Aiga (Associazione italiana giovani avvocati) Francesco Paolo Perchinunno, ritiene che l'ideale sarebbe compensare le defezioni con «nuove iscrizioni e, soprattutto, con l'aumento della capacità reddituale» dei legali, inseriti in «ulteriori spazi di mercato». L'obiettivo, dice, si può ottenere mediante «la riconversione delle competenze, su  cui auspichiamo la nostra Cassa di previdenza investa di più», per «meglio intercettare le esigenze del mercato».


Militi e Greco concordano sulle aggregazioni professionali, volano di sviluppo da «valorizzare»: la tassazione, com'è noto, però, «le disincentiva», mentre per il presidente di Confprofessioni Gaetano Stella dovrebbero godere di «una fiscalità di vantaggio, così come previsto per le start-up». E, a tal proposito, si guarda con interesse all'iter della legge delega fiscale alla Camera dei deputati e, in particolare, agli emendamenti (salutati con favore dal Consiglio nazionale dei commercialisti) per l'estensione del regime forfettario ai redditi di partecipazione in società di persone e associazioni.


                                        



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